mercoledì 4 aprile 2012

Pasqua 2012

Carissimi,
Vi auguriamo un triduo pasquale intenso e anticipiamo gli auguri per una Pasqua serena e gioiosa.
Lo facciamo con le parole del Papa, tratte dall'udienza generale tenutasi mercoledì Santo dello scorso anno.
E' un pò lunga, ma sicuramente utile e illuminante per vivere a pieno i prossimi appuntamenti che, a partire da stasera con la penitenziale, ci faranno ripercorrere il mistero della morte e della risurrezione del Salvatore. 
Un abbraccio nel Signore!

BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 20 aprile 2011


Triduo Pasquale
Cari fratelli e sorelle,
siamo ormai giunti al cuore della Settimana Santa, compimento del cammino quaresimale. Domani entreremo nel Triduo Pasquale, i tre giorni santi in cui la Chiesa fa memoria del mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù. Il Figlio di Dio, dopo essersi fatto uomo in obbedienza al Padre, divenendo in tutto simile a noi eccetto il peccato (cfr Eb 4,15), ha accettato di compiere fino in fondo la sua volontà, di affrontare per amore nostro la passione e la croce, per farci partecipi della sua risurrezione, affinché in Lui e per Lui possiamo vivere per sempre, nella consolazione e nella pace. Vi esorto pertanto ad accogliere questo mistero di salvezza, a partecipare intensamente al Triduo pasquale, fulcro dell’intero anno liturgico e momento di particolare grazia per ogni cristiano; vi invito a cercare in questi giorni il raccoglimento e la preghiera, così da attingere più profondamente a questa sorgente di grazia. A tale proposito, in vista delle imminenti festività, ogni cristiano è invitato a celebrare il sacramento della Riconciliazione, momento di speciale adesione alla morte e risurrezione di Cristo, per poter partecipare con maggiore frutto alla Santa Pasqua.
Il Giovedì Santo è il giorno in cui si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale. In mattinata, ciascuna comunità diocesana, radunata nella Chiesa Cattedrale attorno al Vescovo, celebra la Messa crismale, nella quale vengono benedetti il sacro Crisma, l’Olio dei catecumeni e l’Olio degli infermi. A partire dal Triduo pasquale e per l’intero anno liturgico, questi Oli verranno adoperati per i Sacramenti del Battesimo, della Confermazione, delle Ordinazioni sacerdotale ed episcopale e dell’Unzione degli Infermi; in ciò si evidenzia come la salvezza, trasmessa dai segni sacramentali, scaturisca proprio dal Mistero pasquale di Cristo; infatti, noi siamo redenti con la sua morte e risurrezione e, mediante i Sacramenti, attingiamo a quella medesima sorgente salvifica. Durante la Messa crismale, domani, avviene anche il rinnovo delle promesse sacerdotali. Nel mondo intero, ogni sacerdote rinnova gli impegni che si è assunto nel giorno dell’Ordinazione, per essere totalmente consacrato a Cristo nell’esercizio del sacro ministero a servizio dei fratelli. Accompagniamo i nostri sacerdoti con la nostra preghiera.
Nel pomeriggio del Giovedì Santo inizia effettivamente il Triduo pasquale, con la memoria dell’Ultima Cena, nella quale Gesù istituì il Memoriale della sua Pasqua, dando compimento al rito pasquale ebraico. Secondo la tradizione, ogni famiglia ebrea, radunata a mensa nella festa di Pasqua, mangia l’agnello arrostito, facendo memoria della liberazione degli Israeliti dalla schiavitù d’Egitto; così nel cenacolo, consapevole della sua morte imminente, Gesù, vero Agnello pasquale, offre sé stesso per la nostra salvezza (cfr 1Cor 5,7). Pronunciando la benedizione sul pane e sul vino, Egli anticipa il sacrificio della croce e manifesta l’intenzione di perpetuare la sua presenza in mezzo ai discepoli: sotto le specie del pane e del vino, Egli si rende presente in modo reale col suo corpo donato e col suo sangue versato. Durante l’Ultima Cena, gli Apostoli vengono costituiti ministri di questo Sacramento di salvezza; ad essi Gesù lava i piedi (cfr Gv 13,1-25), invitandoli ad amarsi gli uni gli altri come Lui li ha amati, dando la vita per loro. Ripetendo questo gesto nella Liturgia, anche noi siamo chiamati a testimoniare fattivamente l’amore del nostro Redentore.
Il Giovedì Santo, infine, si chiude con l’Adorazione eucaristica, nel ricordo dell’agonia del Signore nell’orto del Getsemani. Lasciato il cenacolo, Egli si ritirò a pregare, da solo, al cospetto del Padre. In quel momento di comunione profonda, i Vangeli raccontano che Gesù sperimentò una grande angoscia, una sofferenza tale da fargli sudare sangue (cfr Mt 26,38). Nella consapevolezza della sua imminente morte in croce, Egli sente una grande angoscia e la vicinanza della morte. In questa situazione, appare anche un elemento di grande importanza per tutta la Chiesa. Gesù dice ai suoi: rimanete qui e vigilate; e questo appello alla vigilanza concerne proprio questo momento di angoscia, di minaccia, nella quale arriverà il proditore [traditore], ma concerne tutta la storia della Chiesa. E' un messaggio permanente per tutti i tempi, perché la sonnolenza dei discepoli era non solo il problema di quel momento, ma è il problema di tutta la storia. La questione è in che cosa consiste questa sonnolenza, in che cosa consisterebbe la vigilanza alla quale il Signore ci invita. Direi che la sonnolenza dei discepoli lungo la storia è una certa insensibiltà dell'anima per il potere del male, un’insensibilità per tutto il male del mondo. Noi non vogliamo lasciarci turbare troppo da queste cose, vogliamo dimenticarle: pensiamo che forse non sarà così grave, e dimentichiamo. E non è soltanto insensibilità per il male, mentre dovremmo vegliare per fare il bene, per lottare per la forza del bene. È insensibilità per Dio: questa è la nostra vera sonnolenza; questa insensibilità per la presenza di Dio che ci rende insensibili anche per il male. Non sentiamo Dio - ci disturberebbe - e così non sentiamo, naturalmente, anche la forza del male e rimaniamo sulla strada della nostra comodità. L'adorazione notturna del Giovedì Santo, l'essere vigili col Signore, dovrebbe essere proprio il momento per farci riflettere sulla sonnolenza dei discepoli, dei difensori di Gesù, degli apostoli, di noi, che non vediamo, non vogliamo vedere tutta la forza del male, e che non vogliamo entrare nella sua passione per il bene, per la presenza di Dio nel mondo, per l'amore del prossimo e di Dio.
Poi, il Signore comincia a pregare. I tre apostoli - Pietro, Giacomo, Giovanni - dormono, ma qualche volta si svegliano e sentono il ritornello di questa preghiera del Signore: “Non la mia volontà, ma la tua sia realizzata”. Che cos'è questa mia volontà, che cos'è questa tua volontà, di cui parla il Signore?  La mia volontà è “che non dovrebbe morire”, che gli sia risparmiato questo calice della sofferenza: è la volontà umana, della natura umana, e Cristo sente, con tutta la consapevolezza del suo essere, la vita, l'abisso della morte, il terrore del nulla, questa minaccia della sofferenza. E Lui più di noi, che abbiamo questa naturale avversione contro la morte, questa paura naturale della morte, ancora più di noi, sente l'abisso del male. Sente, con la morte, anche tutta la sofferenza dell'umanità. Sente che tutto questo è il calice che deve bere, deve far bere a se stesso, accettare il male del mondo, tutto ciò che è terribile, l’avversione contro Dio, tutto il peccato. E possiamo capire come Gesù, con la sua anima umana, sia terrorizzato davanti a questa realtà, che percepisce in tutta la sua crudeltà: la mia volontà sarebbe non bere il calice, ma la mia volontà è subordinata alla tua volontà, alla volontà di Dio, alla volontà del Padre, che è anche la vera volontà del Figlio. E così Gesù trasforma, in questa preghiera, l’avversione naturale, l’avversione contro il calice, contro la sua missione di morire per noi; trasforma questa sua volontà naturale in volontà di Dio, in un “sì” alla volontà di Dio. L'uomo di per sé è tentato di opporsi alla volontà di Dio, di avere l’intenzione di seguire la propria volontà, di sentirsi libero solo se è autonomo; oppone la propria autonomia contro l’eteronomia di seguire la volontà di Dio. Questo è tutto il dramma dell'umanità. Ma in verità questa autonomia è sbagliata e questo entrare nella volontà di Dio non è un’opposizione a sé, non è una schiavitù che violenta la mia volontà, ma è entrare nella verità e nell'amore, nel bene. E Gesù tira la nostra volontà, che si oppone alla volontà di Dio, che cerca l'autonomia, tira questa nostra volontà in alto, verso la volontà di Dio. Questo è il dramma della nostra redenzione, che Gesù tira in alto la nostra volontà, tutta la nostra avversione contro la volontà di Dio e la nostra avversione contro la morte e il peccato, e la unisce con la volontà del Padre: “Non la mia volontà ma la tua”. In questa trasformazione del “no” in “sì”, in questo inserimento della volontà creaturale nella volontà del Padre, Egli trasforma l'umanità e ci redime. E ci invita a entrare in questo suo movimento: uscire dal nostro “no” ed entrare nel “sì” del Figlio. La mia volontà c'è, ma decisiva è la volontà del Padre, perché questa è la verità e l'amore.
Un ulteriore elemento di questa preghiera mi sembra importante. I tre testimoni hanno conservato - come appare nella Sacra Scrittura - la parola ebraica o aramaica con la quale il Signore ha parlato al Padre, lo ha chiamato: “Abbà”, padre. Ma questa formula, “Abbà”, è una forma familiare del termine padre, una forma che si usa solo in famiglia, che non si è mai usata nei confronti di Dio. Qui vediamo nell'intimo di Gesù come parla in famiglia, parla veramente come Figlio col Padre. Vediamo il mistero trinitario: il Figlio che parla col Padre e redime l'umanità.
Ancora un’osservazione. La Lettera agli Ebrei ci ha dato una profonda interpretazione di questa preghiera del Signore, di questo dramma del Getsemani. Dice: queste lacrime di Gesù, questa preghiera, queste grida di Gesù, questa angoscia, tutto questo non è semplicemente una concessione alla debolezza della carne,  come si potrebbe dire. Proprio così realizza l'incarico del Sommo Sacerdote, perché il Sommo Sacerdote deve portare l'essere umano, con tutti i suoi problemi e le sofferenze, all'altezza di Dio. E la Lettera agli Ebrei dice: con tutte queste grida, lacrime, sofferenze, preghiere, il Signore ha portato la nostra realtà a Dio (cfr Eb 5,7ss). E usa questa parola greca “prosferein”, che è il termine tecnico per quanto deve fare il Sommo Sacerdote per offrire, per portare in alto le sue mani.
Proprio in questo dramma del Getsemani, dove sembra che la forza di Dio non sia più presente, Gesù realizza la funzione del Sommo Sacerdote. E dice inoltre che in questo atto di obbedienza, cioè di conformazione della volontà naturale umana alla volontà di Dio, viene perfezionato come sacerdote. E usa di nuovo la parola tecnica per ordinare sacerdote. Proprio così diventa realmente il Sommo Sacerdote dell'umanità e apre così il cielo e la porta alla risurrezione.
Se riflettiamo su questo dramma del Getsemani, possiamo anche vedere il grande contrasto tra Gesù con la sua angoscia, con la sua sofferenza, in confronto con il grande filosofo Socrate, che rimane pacifico, senza perturbazione davanti alla morte. E sembra questo l'ideale. Possiamo ammirare questo filosofo, ma la missione di Gesù era un'altra. La sua missione non era questa totale indifferenza e libertà; la sua missione era portare in sé tutta la nostra sofferenza, tutto il dramma umano. E perciò proprio questa umiliazione del Getsemani è essenziale per la missione dell'Uomo-Dio. Egli porta in sé la nostra sofferenza, la nostra povertà, e la trasforma secondo la volontà di Dio. E così apre le porte del cielo, apre il cielo: questa tenda del Santissimo, che finora l’uomo ha chiuso contro Dio, è aperta per questa sua sofferenza e obbedienza. Queste alcune osservazioni per il Giovedì Santo, per la nostra celebrazione della notte del Giovedì Santo.
Il Venerdì Santo faremo memoria della passione e della morte del Signore; adoreremo Cristo Crocifisso, parteciperemo alle sue sofferenze con la penitenza e il digiuno. Volgendo “lo sguardo a colui che hanno trafitto” (cfr Gv 19,37), potremo attingere dal suo cuore squarciato che effonde sangue ed acqua come da una sorgente; da quel cuore da cui scaturisce l’amore di Dio per ogni uomo riceviamo il suo Spirito. Accompagniamo quindi nel Venerdì Santo anche noi Gesù che sale il Calvario, lasciamoci guidare da Lui fino alla croce, riceviamo l’offerta del suo corpo immolato. Infine, nella notte del Sabato Santo, celebreremo la solenne Veglia Pasquale, nella quale ci è annunciata la risurrezione di Cristo, la sua vittoria definitiva sulla morte che ci interpella ad essere in Lui uomini nuovi. Partecipando a questa santa Veglia, la Notte centrale di tutto l’Anno Liturgico, faremo memoria del nostro Battesimo, nel quale anche noi siamo stati sepolti con Cristo, per poter con Lui risorgere e partecipare al banchetto del cielo (cfr Ap 19,7-9).
Cari amici, abbiamo cercato di comprendere lo stato d’animo con cui Gesù ha vissuto il momento della prova estrema, per cogliere ciò che orientava il suo agire. Il criterio che ha guidato ogni scelta di Gesù durante tutta la sua vita è stata la ferma volontà di amare il Padre, di essere uno col Padre, e di essergli fedele; questa decisione di corrispondere al suo amore lo ha spinto ad abbracciare, in ogni singola circostanza, il progetto del Padre, a fare proprio il disegno di amore affidatogli di ricapitolare ogni cosa in Lui, per ricondurre a Lui ogni cosa. Nel rivivere il santo Triduo, disponiamoci ad accogliere anche noi nella nostra vita la volontà di Dio, consapevoli che nella volontà di Dio, anche se appare dura, in contrasto con le nostre intenzioni, si trova il nostro vero bene, la via della vita. La Vergine Madre ci guidi in questo itinerario, e ci ottenga dal suo Figlio divino la grazia di poter spendere la nostra vita per amore di Gesù, nel servizio dei fratelli. Grazie.

  
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martedì 20 marzo 2012

3° e ultimo incontro di formazione con Mons. Edoardo Menichelli

Carissimi,
siamo arrivati al termine di questo percorso di formazione che l'Arcivescovo di Ancona, Mons. Edoardo Menichelli, ha voluto donarci. 
I documenti da cui attingeremo sono ormai ben noti e giovedì prossimo approfondiremo aspetti fondamentali per un catechista (e per ogni cristiano in genere!), quali quelli della condivisione, della carità e della missionarietà.
Ecco di seguito il volantino.
Vi aspettiamo numerosi, anche per ringraziare e salutare Mons. Menichelli.




lunedì 19 marzo 2012

19 Marzo - San Giuseppe, nostro patrono

San Giuseppe, custode della Chiesa al servizio di Dio
Tratto da: E. Prandi e L. Orbicciani, Giuseppe, Cittadella editrice

“San Giuseppe è il modello degli umili che il cristianesimo solleva a grandi destini; San Giuseppe è la prova che per essere buoni ed autentici seguaci di Cristo non occorrono ‘grandi cose’, ma si richiedono solo virtù comuni, umane, semplici, ma vere e autentiche” (Paolo VI).
Da più di due secoli, ormai, la Chiesa venera Giuseppe come il santo più grande, immediatamente dopo Maria. La solennità ufficiale cade il 19 marzo, che fino a non molto tempo fa era festa nazionale, e il 1° maggio, assai significativamente in consonanza con un’altra festività laica, si celebra San Giuseppe lavoratore.
Sono diffuse ovunque altre feste speciali in suo onore; le chiese e i santuari a lui dedicati sono innumerevoli in tutto il mondo, così come non si contano le congregazioni religiose e laiche che lo hanno assunto a loro patrono. Eppure Giuseppe non ha sempre goduto di una così grande considerazione. I Padri della Chiesa non posero molta attenzione alla sua figura. Bisognerà aspettare il IX secolo per avere i primi brevi trattati di devozione su di lui, e solo a partire dall’età moderna, anche grazie alla specialissima devozione di Teresa d’Avila, guadagna sempre maggiore interesse. 
La posizione di Giuseppe, all’inizio del Vangelo di Matteo, è cruciale per tutta la storia della salvezza: alcuni teologi non esitano a definire i capitoli 1 e 2 come il “Vangelo di Giuseppe”. Da Nazareth a Betlemme e poi in Egitto, per tornare in Giudea e dirigersi di nuovo verso Nazareth: i viaggi compiuti da Giuseppe, figura silenziosa mossa dal sussurro angelico, sono la sua peregrinazione nella fede compiuta dal momento del suo sì al progetto di Dio. Egli è un uomo giusto, provato nella fede dal mistero di Dio: dalla sua obbedienza credente è nato Cristo rispetto alla società. Con la sua scelta, una scelta di vita, ha dato alla vita del Messia la possibilità di un’esistenza umana e normale, tanto normale che, quando Gesù comincerà a rivelarsi, la gente stupita si interrogherà: «Non è forse egli il figlio del Carpentiere?». Una normalità con la quale Gesù ha santificato la vita quotidiana e ha salvato il suo popolo. Giuseppe, credendo al suo sogno e alla conferma profetica, fa passare il popolo di Dio dall’antica alla nuova alleanza, proteggendo e servendo il piccolo popolo di Dio rappresentato dalla sposa e dal bambino appena nato.
Ecco perché può essere visto come un patrono della Chiesa di oggi, in un’epoca di cambiamento cominciata dal Concilio Vaticano II. “Giuseppe e Maria erano una ‘coppia coraggiosa’. Dietro l’immagine sociale di una normale coppia, ciò che avveniva nell’intimo di quel focolare era assolutamente fuori dal comune, rispetto agli schemi culturali del tempo. Secondo questi schemi, la donna è fortemente determinata dalla sua biologia: essa è ‘utero’, è ‘vaso’... Senza dubbio, nella coppia di Nazareth è tutto il contrario: la donna agisce come soggetto attivo e libero. Non è lei che serve il marito, ma al contrario: è lui che serve la sua donna” (C. Boff).
La confusione di Giuseppe di fronte alla gravidanza misteriosa di Maria è lo stato del credente di fronte all’azione di Dio nella storia, e il suo sogno rimanda al bisogno del credente di sentire la chiamata di Dio a far parte del suo progetto. Per il suo travaglio e la sua chiamata egli rimane una figura altamente edificante, un modello in cui trovare conferma e speranza nelle scelte che ogni cammino di fede chiama a compiere.
 

martedì 13 marzo 2012

Dalla 2 giorni appena trascorsa...

Ti ringraziamo, Signore, per la profonda esperienza che abbiamo potuto vivere a San Lorenzo. La condivisione, la gioia del vivere insieme e del giocare insieme, ma anche assaporare momenti di riflessione e di formazione biblica forti hanno reso preziosi e toccanti questi 2 giorni.

Alcuni riferimenti relativi a quanto trattato da Don Egidio: il testo base, già trattato da Don Gabriele nella prima 2 giorni e da Mons. Menichelli negli scorsi appuntamenti di formazione, è Educare alla vita buona del Vangelo. In questo caso abbiamo approfondito il capitolo 2.

   
Don Egidio ha preso spunto anche dalla lettera Annuncio e catechesi per la vita cristiana, pubblicata nel 2010 dalla Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, a 40 anni dalla pubblicazione del Documento di base Il rinnovamento della catechesi (2 febbraio 1970).

I passi biblici più significativi sono stati Mc 10,35-45 e Mt 14,13-15. Vale decisamente la pena andarsi a rileggere quei passi per capire meglio la figura di Gesù e l'obiettivo a cui mirare nel nostro cammino di catechisti.

Ecco di seguito un estratto dal commento arrivato via e-mail da un catechista presente:
"Don Egidio:
- ne ho apprezzato il contenuto della catechesi
- i 4 verbi:
scendi (dalla barca) vedi (la folla) senti (la folla) sfama (la folla) grande immagine messaggio preciso/coinciso che resta indelebile!!! 
...resto ferma sul fatto che ci si debba mettere con le mani in pasta ed evitare il modello catechista decaffeinato…ma non voglio neanche passi l’immagine del catechista esaltato che deve salvare il mondo…
...spero davvero che tutti noi non continuiamo ad altalenarci da un lato all’altro del pendolo e che troviamo il sostegno dell’unita sulla linea da seguire insieme, tutti noi, senza contraddirci in questa fase di cambiamento e passaggio che ritengo positivissima. 
- giustissimo l’accoglienza dei ragazzi e non pensare ai contenuti….ma per accogliere i ragazzi NOI i contenuti DOBBIAMO averli e penso che Don Egidio lo abbia dato per scontato mentre temo che molti prendano il suo giusto “andate come siete” in un paravento per non cercare di migliorarsi, anziché come un incoraggiamento a non sentirsi inadeguati… 
- Don Giovani:
convincetelo a organizzare una serie di incontri da maggio a luglio o da settembre ad ottobre dove i catechisti, sgravati dagli incontri, si possano dedicare alla formazione biblica….spetta a lui per capacità farlo…
…indispensabile la sua capacità dettata dalla sua passione per La Parola per trasmetterne più a largo spettro tale amore che nutre il nostro Spirito, anche quando non ci capiamo nulla…del resto la mente è di questo mondo mentre Lo Spirito viene dal Suo Soffio e può nutrirsi solo con ciò che viene da Lui. 
- il confronto….abbiamo avuto dei dissapori nel gruppo dovuti ad incomprensioni timori e mancanza di sincerità e il confronto ce lo eravamo promesso ed è stato sentitissimo e ha portato dei frutti di unità e comunione all'insegna della fraterna correzione che mai avrei sperato…davvero stupendo e molto provante...
...bello bello bello vedere che le cose cambiano.
- i giochi: belli divertenti originali ….l’unica cosa che mi e pesata, con il senno di poi, mi e dispiaciuto abbiamo letto proprio la Parola durante le rappresentazioni ironiche delle stesse, non manchevoli di rispetto però a quel punto era meglio farlo ma senza leggere precisamente La Parola potevamo narrare ma al momento non ci ho neanche  pensato…"


Grazie a chi, finalmente, ha voluto condividere un commento con tutti noi! Speriamo che sia il primo di una lunga serie.
Un abbraccio a tutti nel Signore

venerdì 2 marzo 2012

2 giorni per catechisti - 10/11 Marzo 2012

Carissimi,
ci avviciniamo al secondo fine settimana di formazione, che si terrà il 10 e 11 Marzo a San lorenzo di Treia.


Ringraziamo il Signore per le tante adesioni che ci sono state per l'esperienza completa, che prevede anche il pernottamento. Sarà sicuramente una bella occasione, non solo di crescita spirituale, ma anche di condivisione e di amicizia.
In particolare le tante famiglie al completo sono un bel segno per tutta la nostra Comunità parrocchiale.

Ecco di seguito il programma di massima della 2 giorni:

SABATO 10
  • ore 17,45: ritrovo a San Lorenzo (partenza da Piazzale Kelebia, per chi volesse unirsi ad altri o chi avesse posti liberi in macchina, alle ore 17,15)
  • ore 18,15: catechesi di Don Egidio Tittarelli
  • ore 19,30: lavori di gruppo sulle provocazioni di Don Egidio
  • ore 20,30: cena
  • ore 21,30: attività formativa
  • ore 22,45: compieta e buona notte
DOMENICA 11
  • ore 8,15: colazione
  • ore 9,00: formazione biblica guidata da Don Giovanni
  • ore 11,00: confronto e revisione
  • ore 13,00: pranzo
  • ore 15,00: preparazione della Liturgia Eucaristica
  • ore 15:30: Liturgia Eucaristica nella chiesa di San Lorenzo
  • ore 16,30: saluti.
Ricordiamo a chi avesse previsto il pernotto di portare con sè la biancheria, comprese lenzuola ed asciugamani.
La quota di partecipazione è 
  • adulti con pernotto: 20 euro
  • adulti senza pernotto: 10 euro
  • bambini sotto 10 anni: metà quota
  • bambini sotto 3 anni: nessuna quota
  • dal 2° figlio compreso in poi: nessuna quota
In attesa di vederci tutti a San Lorenzo, 
vi salutiamo nel Signore

lunedì 20 febbraio 2012

Quaresima 2012

Carissimi,
gli incontri vissuti la scorsa settimana sono stati una grazia grandissima.
Speriamo che essi contribuiscano a prepararci alla Quaresima, che inizierà mercoledì 22 febbraio con l'imposizione delle ceneri.
Per chi avesse perso l'incontro di formazione con Mons. Edoardo Menichelli, l'invito è ad essere attenti alla programmazione della nostra radio parrocchiale, che sicuramente riproporrà diverse volte la catechesi di Sua Eccellenza. 

In occasione dell'inizio di questo periodo di riflessione e conversione, il Papa Benedetto XVI ci invita a riflettere sul seguente tema: 

«Prestiamo attenzione gli uni agli altri, 
per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (Eb10,24).

Il messaggio completo si può trovare qui.
Ricordiamo che sono ancora aperte le adesioni per la 2 giorni del 10 e 11 Marzo. Ringraziamo, infatti, coloro che, avendo già aderito, ci hanno permesso di confermare la prenotazione della casa di San Lorenzo.
Ringraziamo di cuore anche Stefania, Diego, Michela, Fausto, Andrea e Matteo che si sono spesi per raccogliere le adesioni.

Nell'augurio di vivere un tempo propizio per il rinnovamento del proprio cammino di fede, così come augurato dal Papa, 
Vi abbracciamo nel Signore.

venerdì 10 febbraio 2012

Appuntamenti della prossima settimana

Carissimi,
il maltempo continua a imperversare.
Confidiamo nel Signore perché gli appuntamenti previsti per la prossima settimana si possano svolgere regolarmente.

Proprio a causa del maltempo, il limite per confermare la propria adesione alla 2 giorni del 10/11 marzo è spostato a sabato 18 febbraio. Si potranno portare i foglietti e la caparra anche giovedì 16, in occasione dell'incontro di Formazione con Mons. Edoardo Menichelli.

Questo con Mons. Menichelli, infatti, è il primo appuntamento da segnalare: continueremo ad approfondire i temi del documento base Cei per "Il rinnovamento della catechesi" e del libro "Educare alla buona vita del Vangelo".

Giovedì 16, ore 21,15 al Centro Pastorale.


Il secondo appuntamento vuole essere una nuova chiamata alla preghiera per i Giovani. La preghiera del giovedì è ormai, grazie a Dio, un appuntamento consolidato e ampiamente seguito dalle famiglie del nostro territorio.
La preghiera, però, deve essere cibo quotidiano per tutti, non solo per le famiglie.
Rilanciamo, dunque, l'appuntamento che fino ad ora si è tenuto a Vissani il venerdì sera: nuovo il posto, la cappella del SS. Sacramento in Collegiata, opportunamente preparata per accogliere questo dialogo con Dio; nuova l'animazione, che nella prima serata sarà guidata da Don Gabriele Crucianelli. Restano invariati il giorno e l'ora: il venerdì alle ore 21,30.
 


In attesa, dunque, di rivederci tutti,
vi abbracciamo nel Signore

Don Pier Andrea, Simone, Marta, Matteo.